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Daniel Berehulak
They are slaughtering us like animals

 "estratto dal NYT"

Sono andato nelle Filippine a documentare la sanguinosa e caotica campagna antidroga intrapresa dal presidente Rodrigo Duterte quando è entrato in carica il 30 giugno: da allora, circa 2.000 persone sono state uccise per mano della sola polizia.
Nel corso dei 35 giorni che ho trascorso nel paese, ho fotografato 57 vittime di omicidi in 41 luoghi diversi.

Ho assistito a scene sanguinose in qualsiasi luogo immaginabile: sul marciapiede, sui binari della ferrovia, davanti a una scuola femminile, davanti a negozi 7 Eleven e a un McDonald’s, su materassi di camere da letto e divani di salotti. [...]
“Ci stanno ammazzando come bestie”, mi ha detto un passante che, per paura, non ha voluto dirmi il suo nome.

Ho lavorato in 60 paesi, ho seguito le guerre in Iraq e in Afghanistan e ho trascorso gran parte del 2014 nella zona colpita dall’Ebola dell’Africa Occidentale, un luogo in preda alla paura e alla morte. Ma nelle Filippine ho avuto l’impressione di assistere a un nuovo livello di spietatezza: agenti di polizia che sparano a chiunque sia sospettato di spacciare o persino di far uso di droghe, squadre di vigilantes che prendono alla lettera l’invito del presidente Duterte a “sterminarli tutti”.
A ottobre Duterte ha dichiarato di prevedere “20.000, 30.000 o più” morti.

Oltre a quelli uccisi in operazioni antidroga ufficiali, la Polizia Nazionale filippina ha calcolato più di 3.500 omicidi irrisolti dal 1° luglio, trasformando gran parte del paese in un macabro luogo di lutto.

Più di 35.600 persone sono state arrestate in operazioni antidroga parte di ciò che il governo chiama Progetto Tokhang, nome che deriva da un’espressione che significa “bussare e implorare” in cebuano, la lingua madre del presidente Duterte. Nei quartieri benestanti protetti da muri, talvolta un agente bussa gentilmente alla porta e consegna alla governante un opuscolo che descrive le conseguenze dell’uso di stupefacenti. Nei distretti più poveri invece la polizia ferma uomini e ragazzi per strada, esegue i controlli dei precedenti, arresta e talvolta spara per uccidere.

Secondo la polizia, le forze governative avrebbero controllato più di 3,57 milioni di abitazioni. Fino ad ora più di 727.600 consumatori di droga e 56.500 spacciatori si sono arresi, sovraffollando le carceri. Nella prigione di Quezon City i detenuti dormono a turni in ogni spazio a disposizione, tra cui un campo da basket.

Le mie notti a Manila iniziavano alle 21.00 all’ufficio stampa del distretto di polizia, dove mi univo ai giornalisti locali in attesa di notizie di nuove uccisioni. Partivamo in convogli, come treni su rotaie, luci lampeggianti accese, passando ai semafori rossi.
Ho redatto diari giornalieri ed effettuato registrazioni audio di queste operazioni notturne, con Rica Concepcion, giornalista filippina con 30 anni di esperienza.
Abbiamo seguito diverse operazioni della polizia. Ci siamo recati anche da soli nei luoghi dove sono state uccise persone o sono stati ritrovati dei corpi. I parenti e vicini che incontravamo in quei luoghi raccontavano spesso storie molto diverse da quella registrate nei rapporti ufficiali della polizia.

Con il passare dei giorni, le uccisioni apparivano sempre più sfrontate. Gli agenti di polizia sembravano fare ben poco per nascondere il loro coinvolgimento in quelle che di fatto non erano altro che esecuzioni extragiudiziali. 
“C’è un nuovo modo di morire nelle Filippine”, ha dichiarato Redentor C. Ulsano, sovrintendente della polizia nel distretto di Tondo. Sorridendo, ha mostrato i polsi uniti, fingendo di essere ammanettato.

Ho anche fotografato veglie e funerali, sempre più parte della vita quotidiana sotto Duterte. I parenti, così come i sacerdoti, non menzionavano quasi mai le cause brutali della morte.

Daniel Berehulak

Daniel Berehulak è un fotoreporter freelance australiano che vive a Città del Messico.

È collaboratore abituale del New York Times per il quale ha fotografato eventi cruciali come le guerre in Iraq e Afghan, il processo a Saddam Hussein, l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale, il catastrofico terremoto del 2015 in Nepal, l'impunità del governo messicano e, di recente, la cosiddetta “guerra alla droga” nelle Filippine. Il suo lavoro è centrato sulle vittime degli eventi globali più drammatici.

Il suo lavoro è stato premiato due volte con il Pulitzer e ha vinto sei premi World Press Photo. È stato nominato due volte Photographer of the Year da Pictures of the Year International (2014 e 2015) e Photojournalist of the Year della National Press Photographers Association nel 2016. Il suo lavoro è stato inoltre premiato con due premi Polk, (2015 e 2017) e tre Overseas Press club awards. 

PALAZZO TRINCI

Orario di apertura
dal martedi alla domenica: ore 10.00/13.00 -15.00/19.00
chiuso il lunedi
Costo del biglietto ingresso museo e a tutte le mostre di uwf € 4.00

Apertura Straordinaria Venerdi 13 ingresso gratuito

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