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MakeArtNotWalls/Italia

"Approdi"

Il progetto MakeArtNotWalls/Italia nasce dall’incontro tra l’artista/ arte terapeuta Virginia Ryan e un gruppo di ragazzi provenienti da diverse zone dell’Africa ospiti presso la città di Trevi, in Umbria.

"Approdi" del Gruppo MakeArtNotWalls/Italia curata da Virginia Ryan, Julia Perry e Piter Foglietta

con presentazione del film

'The Art of Migration' di Bernardo Angeletti e Matteo Fiorucci 2017


I partecipanti - Aboubacar Diallo / Ibrahima Yallow / Yusepha Suso / Souleymane Banfo Traore / Chidiebere Aghanwa /Alex Johnson / Raphael Benjamin / Blessing Osagie Edegbe / Costante Ukpokolo / Madou Lamin / Emannuel Ituah / Osayuki Omurgi / Camara Yakhouba / Ernest Okplie / Isaia Abu/ Sannah Conteh / Joy Osaiande

Il progetto MakeArtNotWalls/Italia nasce dall’incontro tra l’artista/ arte terapeuta Virginia Ryan e un gruppo di ragazzi provenienti da diverse zone dell’Africa ospiti presso la città di Trevi, in Umbria. 

Con il seguente sostegno di Julia Perry e un piccolo gruppo di sostenitori, artisti e amici.

ha preso vita un laboratorio d’arte. Nel corso dei mesi sempre più ragazzi hanno preso parte a questo progetto, intorno al quale si è creato un corollario di persone , ognuna con la propria storia e il proprio bagaglio di competenze.

Un gruppo consistente di ragazzi ora frequenta con regolarità il laboratorio. Questo spazio è diventato un luogo identitario dove sono

stati prodotti un gran numero di opere esposte in diverse occasioni con un grande riscontro di pubblico - un modo di esporsi, di confrontarsi e sperimentarsi. I partecipanti hanno raccontato le proprie storie alle persone creando uno scambio il cui valore va oltre il tempo 'chiuso' delle mostre.
Con il passare dei mesi, la stanza dove si svolge il laboratorio- che prima era un “deposito” -si è andata trasformando in uno spazio vissuto, condiviso. Persone delle culture più diverse si sono trovate insieme e hanno cominciato così a condividere le proprie storie, il proprio presente e i desideri futuri, all'inizio senza una lingua verbale in comune. Sono nate così un gran numero di opere che raccontano vite e differenti modi di essere nel mondo.

Il tempo che sarebbe stato vissuto come tempo dell’attesa si è trasformato nel tempo della creazione e degli incontri.

IL FILM
Il documentario The Art of Migration racconta questi incontri. Nel corso dei mesi Bernardo Angeletti e Matteo Fiorucci hanno seguito i ragazzi e le varie iniziative cui hanno partecipato.
Il tutto tentando con l’ascolto e con il dialogo di far emergere quanto stava accadendo.
La telecamera crea una distanza, è per questo che, prima di tutto, si è cercato di essere presenti in quanto esseri umani e solo poi anche come testimoni.
ome dice Matteo Fiorucci, uno dei registi: “Vedremo i volti prima dubbiosi, poi concentrati e sorridenti. Vedremo i lavori dei ragazzi, il loro desiderio di manifestarsi come individui. Dentro ognuno dei quadri, dei disegni, delle sculture è visibile sempre la traccia della vitalità̀, della voglia di non arrendersi, del coraggio.”

È quindi una straordinaria testimonianza dell’impegno – didattico oltre che artistico – profuso da Virginia Ryan che collega idealmente l’esperienza africana con le emergenze e le contingenze del mondo globalizzato, in una visione dell’alterità lontana da qualunque esotismo. 


Il documentario ha il desiderio di mostrare ciò che è avvenuto e sta avvenendo e quanto l’arte di ascoltare sia necessaria perimparare senza credere di sapere. .

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